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 Processo alla tappa del C.R.S.C. N° 2 / 2019
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Maicol

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Inserito il - 06/03/2019 : 07:39:22  Link diretto a questa discussione  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Maicol Aggiungi Maicol alla lista amici  Rispondi Quotando
Faccia a Faccia: Massimo Calabrese
di Michele Caggiano, 06 marzo 2019

Durante il weekend lungo che ha visto correre prove e gara ufficiale della 4^ prova Classic a New York C.R.S.C. abbiamo avuto il piacere di intervistare uno dei protagonisti della categoria. È Massimo Calabrese, italiano classe 1961 e figlio d’arte di di un grande amante dei motori. Nel mondiale Classic è attualmente al quarto posto con uno splendido posto raggiunto a Rio de janiero nel secondo Gran Premio di categoria; nell’ultimo Gran Premio americano il smpatico Massimo, in una splendida collaborazione con l’altro pilota privato del Campionato, Ludovico Vergari, si scambia la sua monoposto e permette al suo rivale compagno di avventura di aggiudicarsi il quarto Gran Premio di categoria. Un atto di cavalleria degno del duo splendido personaggio.

Lo andiamo a trovare presso il motorhome della Porsche per cui ha corso l’ultima gara, dove ha risposto con grande generosità alle nostre domande.

Raccontaci come hai cominciato a correre.
«Ricordo con grande amore la grande passione per i motori di mio padre. Con lui mi sono appassionato a tutto questo mondo e non smettero’ mai di ringraziarlo. Ho iniziato relativamente tardi quando avevo tredici anni, proprio perché non sapevo di poter prendere parte alle corse così giovane. Un giorno un amico mi ha detto che avrei potuto tranquillamente prendere parte a competizioni di rilievo e che vedendo le mie abilità di guida avrei potuto sfondare in questo mondo.»

Il ritorno a casa Porsche dopo tante esperienze nei vari team. Come ti trovi con la scuderia? Pensi sia ambiziosa?
«Mi trovo molto bene e sono contento di far parte anche della famiglia Porsche. Tutti qui hanno grande spirito lavorativo e sono molto qualificati nel lavoro che svolgono. Gioiamo assieme e soffriamo assieme, sappiamo esserci. E’ un Team che milita in questa serie da anni sempre ai massimi livelli e che ogni anno punta al titolo anche grazie all’esperienza acquisita, non ci diamo mai per vinti e ci riprendiamo in fretta per essere sempre competitivi.»

In che modo e sotto quali aspetti pensi di essere maturato dopo le varie esperienza in giro per il mondo?
«Ogni giorno c’è sempre qualcosa da imparare nella vita di ognuno di noi. E quando accettiamo di imparare quel qualcosa ecco che si migliora. Penso che finalmente io abbia trovato una scuderia che crede in me ed una macchina competitiva, perché prendono anche in considerazione le mie sensazioni finita una sessione di guida ed io a mia volta seguo i loro consigli. Grazie a questo scambio reciproco di informazioni siamo riusciti a progredire positivamente nell’arco della stagione, facendo una grossa differenza da un punto di vista globale della nostra situazione. Avere una monoposto con il giusto set-up rende sempre le cose più semplici e permette di concentrarsi al meglio durante il weekend per non commettere sbavature e senza andare alla ricerca di soluzioni impossibili. Pero, amici miei, e quelli della Porsche lo sanno, io sono uno spirito libero, in po’ zingaro. Per me cambiare Team non e’ tradire ma solo provare sensazioni nuove e ritornare nello stesso Team e’ per me ritornare in famiglia»

Cosa ne pensi del circuito delle Capannelle di Via Appia Nuova sede del C.R.S.C.? potrebbe essere un circuito dove ritornare presto alla vittoria?
«È un circuito storico, bellissimo perché veloce. Mi è sempre piaciuto questo tracciato e non vedo l’ora di cominciare il prossimo weekend. L’obiettivo è sempre quello di stare tra i primi perché sappiamo di poterlo fare, ma come ben sappiamo in categorie come la Classic basta pochissimo per stravolgere la situazione e trovarsi da primi ad ultimi. Sono una serie di piccoli dettagli nell’arco del weekend che fanno la differenza e noi cerchiamo sempre di correggerci e non commetterli.»



A New York hai ottenuto due podi nel passato. Sappiamo che è una pista veloce ed al contempo tecnica. Quale è stato il tuo approccio con la pista? Riverserai tale esperienza anche nei prossimi appuntamenti ?
«Il circuito americano ha caratteristiche particolari. È veloce ed al contempo tecnico e la nostra scelta di presentare una vettura aerodinamicamente scarica per andare forte lungo i rettilinei ci ha ripagato pero’ il mio amico ‘’privato’’ Ludovico oggi era imprendibile. Alcuni dettagli sono stati portati anche qui ma dovremo lavorare maggiormente in futuro. Oggi sono particolarmente contento per il giovane Paolo, serie, rispettoso, educato e con una gran classe signorile. Averlo spinto a dare il massimo nella nostra batteria e’ per me mnotivo di grande orgoglio: veder crescere un giovane pilota da’ tantissima soddisfazione. E’ come rivedere te da ragazzo. Bravo Paolo. »

Hai già qualche progetto in serbo per la stagione 2020 ?
«Sicuramente il mio pensiero è rivolto al 100% a questa stagione, però sto già gettando le basi per il campionato del prossimo anno, dove se tutto andrà per il verso giusto avrò l’occasione di sedermi al volante di una grande monoposto. C’è ancora molto da discutere al riguardo, bisognerà valutare le opzioni migliori durante la pausa estiva e poi, credetemi, ho il massimo rispetto per la mia squadra per poter pensare al futuro. E’ presto, via.»

Come trovi il format della Classic?
«Un campionato molto difficile, credo sia addirittura più competitivo di tante altre categorie. Non fraintendiamo: il weekend lungo di gara nostro e’ corto, purtroppo saltare la domenica crea problemi sulle performance, abbiamo meno tempo per girare ed allo stesso tempo imparare il tracciato ed il comportamento della vettura, per questo dico ciò. Ciò è propedeutico per la Classic tranne quando un pilota non riesce a trovare un Team con una vettura che risponda alle tue esigenze, dove vige un clima freddo e distaccato che non ne permetta la crescita. Ciò è successo a diversi piloti talentuosi che a causa di una scelta di Team errata hanno visto la propria carriera fermarsi. Fortunatamente non e’ il mio caso»

Parlaci più specificamente di te. Dal punto di vista fisico quanto e come ti alleni? Hai un preparatore o una scheda di esercizi prefissati? Ti alleni ogni giorno?
«Ho un preparatore atletico che mi fa anche da fisioterapista durante tutta la stagione, presente a tutte le mie gare e che svariate volte durante l’anno viene a trovarmi per fare allenamenti mirati e stilare una tabella precisa dei miei allenamenti. Non rimango mai fermo ed alleno ogni muscolo del mio corpo grazie ad un continuo rinnovamento del mio metodo d’esercizio. Ciò dipende molto dalle caratteristiche di un circuito, dal clima e dalle temperature che so di dover affrontare durante uno specifico weekend. In base a tali dati ho due settimane di massimo carico di lavoro fisico per arrivare al top della forma. Funziona così: ho 3-4 ore di allenamento al giorno per sei giorni dove pratico diverse discipline oltre al lavoro muscolare con gli attrezzi.»

Quanto pensi conti la preparazione mentale prima di ogni GP?
«È senza ombra di dubbio molto importante ed al pari della preparazione fisica, noi piloti non possiamo farne a meno. Credo che fisico e mente siano tra loro interconnessi e che se uno dei due non è pronto dopo qualche giro vi sia un veloce decadimento delle prestazioni dovuto anzitutto ad una mancanza di ossigeno a muscoli e cervello. Di lì si abbassa la concentrazione e non c’è più via di scampo. Non bisogna però dimenticare che tutta questa preparazione non comincia al via di una gara, bensì diversi giorni prima, per potersi preparare ad ogni evenienza ed assimilare tutto, come fosse un movimento naturale quando si scende lungo il tracciato poiché non si pensa ad altro.»

Quali sono le emozioni che provi quando sali a bordo della tua vettura?
«Essere pilota è il mio lavoro e proprio per questo ho delle sensazioni diverse dalle altre persone. Quando qualcuno che non corre sale a bordo di una vettura performante vede tutto accelerare intorno a sé ed ha un turbinio di emozioni, per me è diverso. Con l’esperienza acquisita riesco a captare molti più dettagli nonostante l’alta velocità e mi sento nel mio habitat naturale, come avessi tutto sotto controllo. Salire a bordo di una monoposto è sempre una bella sensazione, soprattutto nelle curve veloci dove sai di dover portare la macchina al proprio limite, sfruttando ogni singolo centimetro di asfalto a tua disposizione. Queste per me sono emozioni uniche.»

Ti senti più eccitato in qualifica o in gara e perché?
«È una domanda piuttosto interessante. Entrambe hanno il loro fascino per ragioni e motivi diversi. Si sa che la gara è la parte più bella di un weekend nonché la più attesa, dove puoi battagliare con gli altri piloti, staccare al limite per sorpassare, gli errori non sono ammessi: tutto è portato all’estremo. Dal canto suo il giro secco per guadagnarsi la pole position durante la qualifica è molto al limite, l’assetto della monoposto è veramente al massimo e sai di poter spingere qualcosa in più, il che la rende divertente.»

Tu passi molto tempo in Italia per provare il simulatore del tuo team e lavorare con ingegneri e meccanici della scuderia. Ti piace il nostro paese ? Perché visto che in Spagna c’e’ la patria dello slot non ti trasferisci definitivamente li’ ?
«L’Italia è un paese bellissimo ed ho avuto anche in passato il piacere di venire qua, mi diverto sempre. Anche la gente è molto calorosa ed una dimostrazione è data dai numerosi tifosi venuti qui per tifare noi tutti, il che mi fa piacere e rende il mio lavoro più bello. In qualunque squadra del mondo io vada a correre torno sempre qui’»

Sei scaramantico e/o hai dei portafortuna che porti sempre con te?
«In generale direi di no, anche se pensandoci bene mi viene sempre di salire sempre da destra, ma credo sia più per abitudine e dettaglio che per scaramanzia.»

Utilizzi i social networks per aggiornare costantemente i tuoi fans? Loro apprezzano?
«Utilizzo molto Twitter ed ho molti fans che mi scrivono regolarmente e mi mandano messaggi d’affetto. È uno strumento molto utile quando viene utilizzato nei giusti limiti, i molti messaggi che ricevo aiutano a caricarmi ancor di più in vista di un weekend di gara e la voglia a fare bei risultati cresce. A volte i social vengono gestiti in maniera scorretta perché ognuno ha libertà di pensiero, tuttavia esprime dei concetti inesatti o totalmente fuori da ogni logica, che trascende la loro conoscenza, per fortuna sono casi isolati e l’utilizzo di questi mezzi di comunicazione è sempre molto utile per scambiare le proprie sensazioni e condividerle con tutti.»

Cosa diresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere una carriera nello slot come la tua?
«Direi che quella del pilota è una vita difficile, dove ogni secondo della propria vita è improntato alla ricerca di un miglioramento nel mondo delle corse. Tante ore vanno spese per la preparazione fisica, a quella mentale, ai weekend di gara, alle interviste, al tempo passato in scuderia a lavorare con gli ingegneri durante le pause, incontri con gli sponsor ed eventi organizzati con essi e con la stampa. Guardando il calendario delle gare ci si potrebbe non spaventare, salvo poi scoprire l’ingente mole di lavoro. Tuttavia se fatto bene saprà dare i giusti riconoscimenti col passare del tempo, è importante non demordere mai.»

Lancia un saluto a tutti i tuoi fans!
«Un saluto a tutti i lettori di questa nuova rubrica ‘’Processo alla tappa del C.R.S.C. ed ai miei fans. Grazie mille per il calore e l’appoggio che mi date sempre!»

Michele Caggiano, Processo alla Tappa, Campidoglio Racing Slot Club.









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